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Tea Natura lancia il RI-Detersivo: tra Etica, Innovazione e Green Economy

Quello di oliva è l’emblema stesso della dieta mediterranea, quello di semi è l’ingrediente indispensabile alla preparazione di fritture, polpette ed altri piatti che troviamo ogni giorno sulle nostre tavole. Da oggi però l’olio entra anche nelle lavatrici, grazie alla coraggiosa scelta di una piccola azienda marchigiana di abbandonare ogni pregiudizio e trasformare uno scarto considerato “sporco” in una nuova risorsa “pulita”. Nel 2011, dopo un’esperienza quasi decennale nella produzione di detergenti, incensi e prodotti cosmetici il più possibile naturali e senza eccipienti chimici Tea Natura è riuscita a guardare oltre, e a trovare il modo per creare un detersivo a base di oli vegetali esausti; gli scarti delle nostre fritture per intenderci. In questo modo anche l’olio delle patatine fritte può tornare ad avere una nuova vita; ma come fa, concretamente, a diventare un detersivo? Quella di utilizzare l’olio per fare il sapone è una pratica antica, e da un po’ di tempo a questa parte sta anche tornando di moda; ma Tea è la prima azienda che ha deciso di commercializzare un prodotto di scarto sotto forma di detersivo per bucato.

In questo modo Tea Natura è riuscita a dare una sua personale ed efficace risposta a due grosse problematiche: quella di dare nuova vinta ad un prodotto considerato di scarto; e quella dell’inquinamento dovuto all’utilizzo di detergenti. Il Ri-Detersivo, infatti, oltre ad essere formato da sostanze di recupero, ha il pregio di essere maggiormente biodegradabile rispetto ai detersivi convenzionali. La strada verso la sostenibilità, però, è sempre in salita, e Tea lo sa bene. L’esperienza di Tea permette di aprire una finestra sulle tante (anche se per lo più piccole) realtà del nostro Paese che spingono verso la creazione di un nuovo modo di pensare l’economia in cui rispetto dell’ambiente diventa importante quanto il profitto. Una vera e propria rivoluzione di pensiero che viene ancora una volta dal basso e conduce verso la green economy. Accanto a Tea Natura, molte altre aziende che hanno deciso di fare della sostenibilità sociale e ambientale la base per la loro attività, mentre i consumatori diventano ogni giorno sempre più critici ed esigenti: insieme, forse, è possibile fare la differenza.

Potete acquistare il Ri-Detersivo qui.

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5 cose da sapere se usi disinfettanti in casa

Disinfettare ed eliminare tutti i batteri per avere una casa sicura, ecco cosa ci viene continuamente proposto dai mass-media. Ma siamo sicuri che sia sicuro?

Questa concezione dello scorso millennnio non si è più aggiornata dopo le ultime scoperte nel campo della microbiologia. Le nuove tecniche di studio hanno infatti messo alla luce incredibili relazioni nel mondo microscopico, del quale potevamo avere solo informazioni puntiformi, finchè non abbiamo ampliato la nostra capacità di analisi del DNA.

L’uso dei disinfettanti, pratica ritenuta sicura per poter ottenere una vera igiene nelle nostre case o negli ambienti pubblici, risulta essere invece un’azione estremamente dannosa sotto diversi punti di vista, vediamo perchè:

1 – L’azione di un disinfettante totale, come la candeggina, si esaurisce completamente nel giro di 30 minuti.

In solo mezz’ora, infatti, le superfici vengono di nuovo ricoperte dal biofilm batterico, una impercettibile patina vivente che ricopre ogni superficie di questo pianeta. I batteri, infatti, sono presenti nell’aria e su ogni superficie, anche su di noi, quindi è assolutamente impossibile eliminarli in modo definitivo, per quanto si sia diligenti nelle pulizie.

2 – Dopo aver disinfettato si lascia il campo libero per qualunque batterio in circolazione

Anche per quelli che non ci stanno proprio simpatici. L’uso di un disinfettante crea in realtà un vuoto microbiologico che porta a un fortissimo squilibrio nei rapporti tra questi esseri microscopici. Anche se ci vuole un po’ ad accettare l’idea, nella nostra casa conviviamo con circa 9000 specie batteriche e 2500 specie fungine “domestiche” che creano nelle nostre case un ecosistema stabile e resistente agli attacchi esterni. Così, uccidendo i nostri microrganismi domestici, impediamo la creazione di un equilibrio microbiologico che potrebbe difenderci da microrganismi estranei.

3 – Un disinfettante persistente crea super-batteri resistenti

Esistono disinfettanti a formulazione complessa, che possono vantare una maggiore resistenza nel tempo. Non c’è niente di peggio, questo permette ai microrganismi di mutare ed evolversi, selezionando man mano microganismi sempre più resistenti. Nessun problema, se a diventare resistenti sono microrganismi innocui, ma il problema diventa grande quando queste resistenze passano agli agenti patogeni!

4 – I microrganismi di casa tua sono tuoi amici

La tua casa è ricoperta di un biofilm batterico, ogni superficie, anche la più pulita, ospita in realtà miliardi di minuscoli organismi che hanno creato un proprio ecosistema più o meno stabile (molto poco se usi disinfettanti, a dir la verità). La stragrande maggior parte di questi microrganismi è assolutamente innocuo o anche benefico. Dagli ultimi studi è infatti emerso cha alcuni lattobacilli sono in grado di prevenire l’asma nei bambini. Molti studi evidenziano come in generale nelle case più pulite ci sia in realtà una maggiore incidenza di allergie o patologie legate a intolleranze, mentre i bambini che crescono in campagna, a contatto con la terra e gli animali hanno minor rischio di contrarre questo tipo di problemi.

5 – Con i microrganismi probiotici puoi igienizzare davvero a lungo la tua casa

Se selezionati nel modo giusto, possono essere proprio i microrganismi “buoni”, i cosiddetti probiotici, a proteggerci da quelli patogeni. La creazione di un biofilm probiotico ed efficace può essere realizzata con l’uso dei detergenti probiotici, composti da microrganismi protettivi che aiutano a mantenere più pulita la tua casa, e più a lungo. I detergenti probiotici non solo tengono lontani i patogeni, ma prevengono la formazione della polvere e dello sporco e ci proteggono dalle molecole inquinanti, riducendo inoltre il rischio di allergie – il tutto in assoluta sicurezza, per noi e per l’ambiente. Attualmente si stanno anche studiando tecniche per creare un biofilm probiotico adatto addirittura alla conservazione degli alimenti, in grado di prevenire la formazione di muffe e fenomeni putrefattivi.

Articolo originale su embio.it

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Il CBD per combattere l’insonnia

Dormire poco e perdere ore di sonno non fa bene alla salute. Il cannabidiolo (CBD) potrebbe avere un potenziale terapeutico per il trattamento dell’insonnia

Lo studio pubblicato su PNAS, Proceeding of the Natilan Academy of Sciences of the United States of America, realizzato dai ricercatori del National Institutes of Health in collaborazione con la Yale University ha dimostrato che una notte ‘in bianco’ fa aumentare il carico di beta-amiloide a livello della parte destra dell’ippocampo e del talamo.

La beta-amiloide è considerato un fattore di rischio per l’alzheimer, alterazioni organiche che si caratterizzano per un peggioramento dell’umore e sono risultate correlate al rischio genetico, il cosiddetto genotipo APOE.

Quante persone soffrono di insonnia?

Più del 40% della popolazione mondiale soffre di disturbi legati al sonno, in Italia sono 12 milioni le persone che non dormono bene e 4 milioni quelle che soffrono di insonnia cronica.

Ogni anno nel mondo prima dell’equinozio si celebra il World Sleep Day, organizzata all’Associazione Mondiale di Medicina del Sonno, un periodo dell’anno in cui il problema dell’insonnia peggiora.

Photo by Ben Blennerhassett on UnsplashPhoto by Ben Blennerhassett on Unsplash

Il CBD può aiutare a dormire meglio?

Il Cannabidiolo grazie al suo potenziale neuro-protettivo, basato sulla combinazione delle sue proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti potrebbe rivelarsi utile nel contrastare l’insonnia.

Lo studio pubblicato nel 2017 “Cannabis, Cannabinoids, and Sleep: a Review of the Literature”, afferma che “ricerche preliminari su cannabis e insonnia suggeriscono che il cannabidiolo (CBD) potrebbe avere un potenziale terapeutico per il trattamento dell’insonnia. Il tetraidrocannabinolo Delta-9 (THC) può ridurre la latenza del sonno ma può compromettere la qualità del sonno a lungo termine”.

La latenza del sonno viene ‘misurata’ attraverso di un test, che avviene un’ora e mezzo, tre ore dopo il sonno notturno, in cui si invita il paziente, che si trova in una stanza silenziosa, oscurata e a temperatura costante, ad addormentarsi quattro – cinque volte ad intervalli di due ore.

Il test si conclude 15 minuti dopo che il paziente si è addormentato oppure dopo aver tentato per 20 minuti di addormentarsi senza riuscirci. Una latenza dell’addormentamento, più volte riprodotta, al di sotto dei 5 minuti è patologica, fra i 5 e 10 minuti rientra nei valori limite.

“Il CBD – scrivono i ricercatori – può essere efficace per il disturbo del comportamento del sonno REM e l’eccessiva sonnolenza diurna”.

I ricercatori sottolineano come la ricerca sulla cannabis e sul sonno è agli inizi e ulteriori ricerche sono fondamentali per migliorare la comprensione della ricerca e le implicazioni cliniche.

Dalla ricerca condotta presso la National Taiwan University di Taipei emergono evidenze di come il CBD possa influenzare direttamente il ciclo notturno, impedendo la soppressione del sonno REM, in questo caso in pazienti con disturbo da stress post traumatico.

“I pazienti con disturbo da stress post-traumatico spesso lamentano disturbi del sonno, come l’insonnia e l’anomalia del sonno dei movimenti oculari rapidi (REM)” e il CBD può “bloccare l’alterazione del sonno REM indotta dall’ansia attraverso il suo effetto ansiolitico, piuttosto che attraverso la regolazione del sonno di per sé”.

Lo studio condotto dalla Cannabinoid Research Institute nel 2016 ha preso in esami gli effetti del CBD sulla qualità del sonno di una ragazza adolescente che soffriva di sindrome post-traumatica da stress.

L’indagine ha evidenziato come la ragazza dormisse meglio grazie all’assunzione di CBD per via sublinguale.

Come assumere il CBD?

Oggi è possibile assumere il cannabidiolo in diversi modi, sul mercato è possibile trovare olio di CBD, cristalli e capsule. Il CBD potrebbe essere un valido alleato tuttavia se soffrite di problemi legati al sonno è opportuno rivolgersi ad un medico che potrà indagare le cause del vostro problema in maniera precisa.

Dosare correttamente il CBD

Il quantitativo di CBD da assumere è molto soggettivo, dipende dalle singole esigenze, se usiamo il cannabidiolo in maniera terapeutica o meno. Il metabolismo del CBD essendo implicato in molti processi fisiologici come modulatore di altri sistemi, non solo quello endocannabinoide, è molto soggettivo.

Ascoltarsi è la risposta giusta, partendo da poche gocce e cercare così la dose necessaria per le proprie esigenze individuali. Se impiegato in patologie specifiche è importante e consigliato consultare un medico.

Articolo originale su embio.it

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Come funziona l’Humus

Una complessa molecola dalle straordinarie capacità. Sulla superficie della Terra possono essere presenti solo 10-30 cm di suolo con humus e questo sottile livello sulla superficie della crosta terrestre è tutto ciò che serve per sostenere la vita sul pianeta. L’humus è il vero oro nero del pianeta!

 

L’humus è il risultato della complicata interazione di materia di origine inorganica e organismi viventi, come batteri, funghi, nematodi e lombrichi. La formazione dell’humus avviene in due fasi: prima la sostanza organica e i minerali del suolo vengono ridotti in in molecole semplici, successivamente si formano combinazioni completamente nuove di queste molecole.

La maggior parte della massa del suolo è di origine minerale, originata semplicemente dall’erosione delle rocce. Grazie ad organismi definiti litobionti, queste rocce possono essere decomposte in molecole più semplici, all’origine della formazione dell’humus.

Consumo e creazione di humus

Nei suoli coltivati, un contenuto di humus del 2% è già considerato notevole. In condizioni naturali i suoli con un’ottima struttura possono arrivare ad avere un contenuto di humus dell’8-10%, addirittura del 20% nelle foreste primordiali. Tutte le foreste accumulano humus, ma le vere riserve di humus possono formarsi solo nel corso di millenni.

Ogni tipo di coltura, ad eccezione delle leguminose, usa più humus di quello che può produrre. Quindi ogni raccolto ed ogni pianta coltivata causa una perdita di humus, che non può essere sostituito da nessun tipo di fertilizzante minerale. Nei boschi decidui o misti l’humus è in continua formazione, grazie alla decomposizione delle foglie della lettiera.

Humus e letame

La formazione dell’humus avviene principalmente dalla decomposizione di materiale di origine vegetale piuttosto che dal metabolismo animale. Per questo motivo il letame con un’alta percentuale di escrementi animali non può supportare la formazione naturale dell’humus e deve essere adeguatamente compostato.

I batteri che vivono nel suolo sono più disposti alla decomposizione della cellulosa pura piuttosto che alla decomposizione degli escrementi animali. Introdotto senza un’adeguata trasformazione, il letame è ricco di batteri anaerobici (provenienti dall’intestino degli animali) che non sono adeguati per la flora batterica del suolo. Nei primi strati di suolo vivono batteri principalmente aerobi, che non riescono a sfruttare adeguatamente gli escrementi animali.

Introdotto nel suolo senza essere compostato, il letame resta una sostanza estranea per molto tempo e finisce per essere completamente decomposto senza originare humus.

Per fare un esempio, in Germania la fertilizzazione con il letame è stata praticata negli ultimi 200 anni. Se questo tipo di coltivazione fosse stata efficace i suoli della Germania dovrebbero essere molto ricchi di humus, ma non è così.

Cos’è l’humus?

A questa domanda non è facile rispondere. Nella definizione dell’enciclopedia l’humus viene definito come una sostanza marrone-nera presente nello strato superficiale del suolo, prodotta dalla decomposizione di sostanza vegetale e animale.

L’humus è ricco di carbonio ed è una molecola generalmente acida a causa del suo contenuto di acido umico. La sua presenza aumenta il potenziale idrico del suolo e produce acido carbonico che disintegra i minerali.

Anche se questa definizione è abbastanza semplice, mette in evidenza alcune importanti funzioni dell’humus. Gli studi più recenti hanno messo in luce che la formazione di humus può avere inizio solo dopo una completa decomposizione delle sostanze vegetali in semplici elementi. L’humus non può essere considerato una sostanza ma, piuttosto, un processo di formazione, creato da una moltitudine di fattori in costante cambiamento.

Con le attuali analisi del suolo, la presenza dell’humus non viene riconosciuta. Uno dei modi per poter determinare il valore dell’humus è dalla relazione tra carbonio e azoto: nei suoli molto fertili si dovrebbe avere un rapporto C/N di circa 10 a 1. Altro fattore fondamentale da tenere in considerazione è la presenza di una componente microbiologica sana.

Il complesso argillo umico

Considerando quanto detto finora, la definizione di humus non è ancora da considerare completa. In questa struttura primitiva i colloidi – le più piccole particelle di suolo – hanno un ruolo particolarmente importante. Nell’humus i diversi nutrienti sono legati insieme con i minerali di argilla attraverso un processo di adsorbimento. Questa associazione di frammenti di sostanza organica, come sostanze umiche, insieme a particelle inorganiche, come i minerali di argilla, viene chiamata complesso argillo umico.

La formazione dell’humus non sarebbe possibile senza minerali. I colloidi dell’humus, grazie alle loro proprietà elettronegative, possono legarsi alle basi presenti nel suolo legandole fortemente. Argilla e humus sono generalmente definiti come un complesso di adsorbimento. Questa sostanza ha un effetto di regolazione sui processi del suolo, aumentando la capacità di trattenere acqua, ma anche rendendo disponibili per le piante i nutrienti solo quando sono realmente necessari.

Dovremmo considerare l’humus non come una sostanza, ma come un complesso processo, fondamentale per la vita sulla Terra, dalla cui presenza non si può prescindere per poter sostenere ogni tipo di coltura.

 

Articolo originale su embio.it

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Piante sane con la microbiologia

Una produzione agricola priva di pesticidi può sembrare un’utopia possibile solo per chi deve gestire poco spazio e ha molto tempo da perdere, ma non è così. Senza veleni si può, per citare Mauro de “Gli Orti di Mauro” che nel suo canale youtube racconta come sia possibile avere coltivazioni sane senza alcun uso di veleni.

Non è utopia, ma semplice biologia

Dopo anni di diffusione di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, sembra ormai impossibile pensare di coltivare piante sane senza dover ricorrere almeno a qualche trattamento fungicida, pesticida e ad abbondanti fertilizzanti minerali.

Solerti agricoltori, seguiti da tecnici ben preparati, nei loro campi con meno dell’1% di sostanza organica si ritrovano ad avere perdite del 50% a causa di un’annata siccitosa.

Nel frattempo, nel campo limitrofo, un contadino-allevatore, con le sue vacche e il suo letame regolarmente distribuito, riesce ad avere un raccolto al pari di ogni altro anno, nonostante gli scherzi del clima.

L’equazione è abbastanza semplice, ma l’evidenza non basta a bloccare l’erosivo meccanismo basato sui prodotti di sintesi.

Piante sane, su un suolo sano

Continueremo a ripeterlo, perchè è una realtà semplice, ma ancora molto lontana dall’agricoltura moderna. Molti studi scientifici hanno evidenziato come i fondamenti per avere un suolo siano siano la presenza di una microbiologia sana e di humus. Questo principio funziona tanto su piccola scala che su grande scala e, finalmente, alcuni agricoltori si stanno riavvicinando ai tradizionali metodi per la cura del suolo, affiancati da nuove tecnologie che rendono tutto possibile anche a scala industriale.

Il “segreto” per poter garantire la salute delle piante è saper ricreare nel suolo quel complesso sistema di relazioni andate perse dopo anni di lavorazioni meccaniche e trattamenti di ogni sorta. Non si tratta di una sfida facile ovviamente, ma innovative tecnologie a base di microrganismi benefici sono in grado di accelerare i processi di ripristino ambientale, consentendo di avere buoni risultati anche nelle fasi iniziali di transizione.

Il momento buono per iniziare ad agire è adesso

Una microbiologia sana e un suolo ricco di humus e sostanza organica sono le necessità primarie per la salute delle piante, oltre a questo, un supporto di trattamenti fogliari naturali a base di Microrganismi Efficaci o Neem consente di supportare le difese immunitarie e difendere le colture.

Grazie a queste tecnologie ogni agricoltore può iniziare un percorso di conversione senza temere perdite, tornando ad investire nel grande patrimonio del suolo, anzichè continuare a foraggiare le aziende che hanno creato attorno a fertilizzanti di sintesi e pesticidi un business senza fine e che si autoalimenta (degradando inesorabilmente le risorse ecologiche).

Qualche buon esempio

In provincia di Verona l’Azienda Agricola Terranegra di Antonio Ambroso è un bellissimo esempio di agricoltura naturale. Tra diversi accorgimenti per la creazione di un ecosistema sano, uno dei segreti è nei trattamenti con i Microrganismi Efficaci, che consentono raccolti buonissimi e abbondanti.

Filare di ciliegie BIO. Tra i filari, protetti da tunnel, si sentono i richiami di rapaci predatori, che aiutano a tenere lontani gli uccelli da queste delizie.

Ciliegie e asparagi dell’Azienda Agricola Terranegra di Antonio Ambroso. Raccolti sani, belli, abbondanti e dal gusto incomparabile!

Da alcuni anni OP Consoli sta convertendo con successo le sue colture al BIO. L’azienda, specializzata in insalatine di IV gamma, vanta adesso di una superficie di 42 ettari biologici. Anche se la conversione richiede un investimento iniziale per poter apportare discreti quantitativi di sostanza organica, il successo e la soddisfazione confermano che sono sulla strada giusta.

Insalatina da taglio di IV gamma nell’azienda OP Consoli. Nessun pesticida o fungicida necessario per la salute delle piantine, grazie ad una sana microbiologia nel suolo e al ripristino della fertilità.
Nella coltivazione convenzionale di mirtillo gigante di Apofruit è stato sufficiente un solo intervento con un trattamento Vigo, a base di microrganismi probiotici ed estratti di erbe, per fermare un attacco di botrite primaverile. La dimostrazione che, anche in condizioni non 100% biologiche, i trattamenti microbiologici possono sostituire con successo i fungicidi.

Coltura convenzionale di mirtillo gigante sanata da un attacco di botrite con un solo trattamento Vigo, a base di microrganismi probiotici ed estratti di erbe.

Il sostegno di EMbio per la transizione

Ogni giorno i nostri amici agricoltori ci confermano che un’agricoltura sana è possibile. La necessità di liberarsi dai pesticidi si fa sempre più urgente e sentita a livello sociale.

Dopo anni di successi con i Microrganismi Efficaci, il Neem e altre nuove formulazioni sempre in sviluppo abbiamo la possibilità di aiutare ogni agricoltore dotato di buona volontà a fare la transizione verso un’agricoltura che non danneggi la salute umana e l’ambiente.

Articolo originale su embio.it

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Elettrosmog e rischi per la salute

Il termine “elettrosmog” è un termine utilizzato per descrivere l’impatto ambientale dei campi elettromagnetici. La parola artificiale «smog» è una contrazione delle parole inglesi fumo – sm (oke) + nebbia – (f) og.  Alla fine degli anni ’70, si cominciò a indagare sistematicamente sull’influenza di questi campi sull’uomo e sull’ambiente.

Al contrario dello smog causato dall’inquinamento atmosferico, che possiamo annusare e vedere, la presenza di campi elettromagnetici nel nostro ambiente elude queste percezioni. Siamo quindi costretti ad affrontare la discussione con strumenti affidabili, metodi di misurazione ed esperti competenti.

Le onde elettromagnetiche, come le microonde emesse da 4G / LTE, Wi-Fi, Bluetooth, cavi di alimentazione e altri dispositivi come smartphone, smart TV, tablet, ecc. appartengono al gruppo di radiazioni non ionizzanti. Queste onde includono in particolare frequenze utilizzate nel campo delle onde radio e delle microonde.

Gli effetti dell’elettromagnetismo su sostanze biologiche e / o a base acquosa (ad esempio, gli esseri umani, che, a seconda dell’età e del sesso, consistono nel 50-80% di acqua) sono in parte di natura termica (come l’effetto del forno a microonde) in parte di natura atermica (alterazione dell’informazione molecolare, stress).

Per il traffico dati mobile e wireless, le frequenze sono attualmente prevalentemente nell’intervallo compreso tra 900 MHz e 3 GHz e sono quindi microonde (un forno a microonde produce fino a 2,45 GHz = 2,450 MHz). Tuttavia, durante la telefonia mobile, i segnali non vengono trasmessi come onde continue, ma sono emessi ad impulsi per avere migliori prestazioni.

L’intervallo di frequenze a cui lavora il corpo umano è intorno ai 2,45 GHz. Ciò significa che le frequenze mobili si scontrano con quelle biologiche, causando un disturbo nel corpo umano.

Effetti dell’Elettrosmog sul corpo umano

Nella nostra civiltà l’elettrosmog e il radiosmog sono ormai in costante aumento e hanno un ruolo importante. Diversi studi scientifici hanno dimostrato lo stress esercitato delle radiazioni, in particolar modo sui punti deboli del nostro corpo. A causa della sua elevata capacità di risonanza, l’essere umano agisce come un’antenna per onde e microonde.

Capacità di risonanza del corpo umano:

GHz (gigahertz) = μm-onde micrometriche = DNA

MHz (megahertz) = mm-onde millimetriche = cellule

KHz (kilohertz) = cm-onde centimetriche = grandi strutture

Se lo stato ottimale del corpo umano viene disturbato dalle onde elettromagnetiche, i comandi di controllo del cervello potrebbero non essere più inoltrati correttamente. Potrebbero persino verificarsi malfunzionamenti evidenti. Possono verificarsi malfunzionamenti nel metabolismo cellulare, con conseguenti carenze nel funzionamento degli organi e, con influenza a lungo termine, cambiamenti nei tessuti.

A causa del continuo disturbo della radiazione elettromagnetica, il corpo può perdere la propria capacità di rigenerazione e guarigione, andando incontro a possibili patologie.

Parti del corpo come il cervello (specialmente la ghiandola pineale), gli occhi, l’udito, gli organi genitali sono molto sensibili e possono subire notevoli danni a causa dell’elettrosmog. Anche altre parti del corpo e degli organi soffrono a causa delle radiazioni prolungate. Appaiono sempre più segni che indicano un sovraccarico di radiazioni.

Possibili sintomi:

  • Stanchezza
  • Mal di testa
  • Acufeni
  • Tumore cerebrale
  • Morbo di Alzheimer
  • Disordini del sonno
  • Ipertensione
  • Attacchi di cuore
  • Ictus
  • Problemi digestivi
  • Coaguli di sangue (formazione di rouleaux)
  • Diabete
  • Allergie
  • Nervosismo
  • Disturbi circolatori
  • Crescita più rapida delle cellule tumorali esistenti
  • Malfunzionamento degli organi riproduttivi femminili e maschili

 
La barriera emato-encefalica

La barriera emato-encefalica è una barriera fisiologica nel cervello tra il flusso sanguigno e il sistema nervoso centrale (SNC). Protegge il cervello da tutto ciò che è potenzialmente dannoso e in circolazione nel sangue come tossine, batteri e virus.

La barriera emato-encefalica mantiene stabili le condizioni nel cervello grazie alla sua funzione di filtro altamente selettivo: lascia passare i nutrienti necessari al cervello ed elimina i prodotti metabolici di scarto.

Dopo un breve periodo di esposizione alle microonde senza protezione, la barriera emato-encefalica perde la propria capacità di schermare gli inquinanti e il cervello diventa liberamente accessibile a tossine, batteri e virus in circolo nel sangue. Nel cervello stesso non esiste un ulteriore meccanismo di difesa e questo può avere conseguenze fatali.

Nei neonati e negli adolescenti prima dei 14 o 15 anni la barriera emato-encefalica non è ancora completamente sviluppata. In questa fascia di età il rischio di causare danni al cervello aumenta notevolmente con l’esposizione ad ogni tipo di radiazione.

I monitor per bambini o gli smartphone con app per baby monitor non devono essere posizionati nelle immediate vicinanze del bambino. Gli studi hanno dimostrato che nei neonati e nei bambini piccoli, la barriera emato-encefalica è già aperta dopo 2 minuti di radiazione diretta del cellulare.

Articolo originale su embio.it

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Olio di Neem per la cura dei capelli

Il Neem ha una delicata azione idratante ed emollliente, ideale per mantenere in salute il cuoio capelluto ed avere capelli sani e lucenti. Inoltre, grazie alle sue proprietà insetticide, è ideale per eliminare e prevenire naturalmente le infestazioni di pidocchi.


Olio di Neem per la cura di cuoio capelluto e capelli

L’olio di Neem è un ottimo alleato per la cura e la bellezza dei tuoi capelli. Applicato sul cuoio capelluto e lasciato in posa una ventina di minuti prima dello shampoo, permette di idratarli ed ammorbidirli.

Il suo uso regolare consente anche di ridurre la forfora e lenire il cuoio capelluto irritato.

Olio di Neem per la prevenzione e la cura dei pidocchi

Grazie alla sua azione insetticida, combinata con le sue proprietà nutritive ed emollienti, il Neem è la soluzione naturale migliore per liberarsi di questi piccoli e fastidiosi parassiti.

Per la prevenzione è sufficiente aggiungere il Neem al consueto shampoo, in modo da creare un ambiente poco gradito.

In caso di infestazione in corso, cospargere i capelli di olio di Neem, massaggiare e lasciare in posa per qualche minuto, quindi procedere al lavaggio con uno shampoo arricchito di Neem.

Olio di Neem per lo shampoo

Aggiungere 10 ml di olio di Neem in 200 ml di shampoo naturale. Questo aiuterà a mantenere sano il cuoio capelluto,  contrastare la forfora e prevenire le infestazioni di pidocchi.



Olio di Neem, quali controindicazioni?

Il Neem è sconsigliato l’uso in caso di ipersensibilità nota a uno o più componenti. Alcune controindicazioni, in particolare verso bambini e donne incinte, emergono solo in caso di uso interno, in ogni caso sconsigliato, poichè la maggior parte degli oli di Neem in circolazione non è adatto all’uso interno.

Avvertenza: come per tutte le sostanze, naturali e non, vi consigliamo di provare prima una piccola quantità del prodotto su una piccola porzione di pelle, in modo da verificare di non essere ipersensibili o allergici alla sostanza.

Articolo originale su embio.it

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La storia di Marius Fabre

Dal 1900 al 1910

Nel 1900, a soli 22 anni, Marius Fabre fondò la sua azienda di sapone a Salon-de-Provence.

Iniziò in un capannone in giardino, con due pentoloni ed un po’ di stampi.

A quel tempo Salon-de-Provence era una città estremamente prospera, grazie al commercio di olio, sapone e caffè. L’abbondanza di materie prime in Provenza (olio d’oliva di Alpilles, soda e sale di Camargue e olii – cocco e palma – dalle colonie attraverso il porto di Marsiglia) resero possibile lo sviluppo dell’industria del sapone. L’arrivo della ferrovia nel 1873 facilitò grandemente il commercio.

 

History of Marius Fabre, french Maseille soap manufacturer

Dal 1910 al 1920

Marius vendette i suoi primi saponi con i nomi di “Il Libro”, “Il Coltello”, “Il Pianeta” o ancora, “Concordia”. Commerciò anche in olio d’oliva.

Nel 1914, richiamato alle armi, lasciò la moglie, Marie, a dirigere gli affari. Per quattro lunghi anni, con l’aiuto di un vecchio caposquadra italiano, portò avanti la produzione e la vendita del sapone.

Dal 1920 al 1930

Nel 1927, forte del suo successo, l’azienda Marius Fabre si spostò alla sede attuale, con spazio maggiore per i grandi pentoloni necessari a produrre il sapone.

The soap factory Marius Fabre in 1920
Fernand Fabre

Dal 1930 al 1950

Nel 1938, il figlio maggiore di Marius, Fernand Fabre, prese le redini della compagnia dal padre.

Iniziò la Seconda Guerra Mondiali, e le materie prime divennero difficili da recuperare.

Il 1940 annunciò il declino dell’industria del sapone nell’area di Marsiglia. La fabbrica di Marius Fabre resistette, trovando nuovi mercati.

 

"La Sainte Famille" marseille soap brand

Dal 1950 al 1970

Dal 1950 in poi, l’industria del sapone subì un arresto nell’area di Marsiglia. Ci sono diverse ragioni per questo:

  • la comparsa di prodotti specifici per le lavastoviglie;
  • la creazione di nuove aziende di sapone in altre regioni;
  • lo sviluppo dei supermercati, che significò che i consumatori non sceglievano più prodotti come il sapone artigianale.

Sebbene molte aziende chiusero i battenti, Marius Fabre riuscì a superare le difficoltà.

Negli anni ‘60 l’acquisto di un famoso brand “La Sainte Famille” dall’azienda Roux di Marsiglia, diede nuova linfa vitale alla Marius Fabre.

Henri Fabre

Dal 1970 al 1980

Nel 1973 Henri Fabre, il figlio più giovane di Marius, prese il controllo della fabbrica. Erano anni difficili, ed i prodotti a base di petrolio molto competitivi. Le abitudini cambiarono, e così i consumatori.

Marie-Hélène Fabre et Robert Bousquet

Dal 1980 al 2000

Nel 1987 Henri lasciò la compagnia alla figlia Marie-Helene, che aveva lavorato con lui per diversi anni, ed al genero Robert Bousquet.

Insieme, decisero di mantenere la tradizione di una delle più antiche aziende di sapone del sud.

Marie et Julie Bousquet-Fabre

Il 21esimo secolo

Nel 2010 l’azienda Marius Fabre celebrò il suo centesimo anniversario.

Oggi, le pronipoti di Marius, Marie e Julie Bousquet-Fabre, continuano l’avventura di famiglia con la stessa passione.

25 persone lavorano nell’azienda, che è rappresentata in Francia ed all’estero da 20 commerciali.

Assieme ai familiari, generazioni di abitanti del posto hanno lavorato nella fabbrica contribuendo al successo del sapone di Marsiglia e di Marius Fabre.

Articolo originale su marius-fabre.com

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I microrganismi efficaci

La rivoluzione inizia dall’infinitamente piccolo!

Una tecnologia completamente naturale, una miscela di microrganismi in grado di svolgere moltissime funzioni.

La soluzione per un pianeta pulito, per una produzione alimentare abbondante e salutare, per una profonda igiene domestica, per ridurre drasticamente lʼuso dei prodotti di origine petrolchimica, per il disinquinamento di tutte le acque, per il compostaggio e il trattamento dei rifiuti e per molto, molto altro ancora…

La soluzione naturale multiuso

I Microrganismi Efficaci (più conosciuti come Microrganismi Effettivi) EM sono stati messi a punto in Giappone negli anni ’80 dal Prof. Higa per trovare un’alternativa all’uso di sostanze chimiche artificiali in agricoltura. La scoperta degli EM ha non solo realizzato questo obiettivo iniziale, ma anche rivelato risultati inaspettati nei più svariati campi di applicazione ed è utilizzata con successo in tutto il mondo da oltre 30 anni.

Microrganismi Efficaci o  Effettivi, sintetizzati con la sigla EM, sono un singolare insieme simbiotico di microrganismi presenti anche in natura e non manipolati geneticamente, impiegato per irrobustire e indirizzare positivamente la microbiologia di ogni ambiente, da quello domestico a quello agricolo, per avviare un processo di rigenerazione e di profilassi contro fenomeni degenerativi o patologici.

L’applicazione di EM migliora la qualità e la vigorosità di ogni sistema biologico, permettendo così di combattere microrganismi patogeni e fenomeni degenerativi e, in agricoltura, di incrementare sia la qualità che la quantità del raccolto. Da ormai 35 anni la tecnologia EM, a base di Microrganismi Efficaci viene impiegata con grande successo a livello mondiale (in più di 150 paesi).

EM è un mezzo multifunzionale che trova una vastissima gamma di applicazioni:

  • agricoltura
  • zootecnia
  • itticoltura
  • processi industriali
  • pulizia domestica
  • gestione ambientale
  • bonifiche di suoli e acque
  • salute dell’uomo e degli animali
  • lavorazione del cibo
  • compostaggio
  • trattamento dei rifiuti e di acque reflue
  • edilizia
  • …e molti altri…
I Microrganismi Efficaci migliorano l’ambiente microbiologico, decomponendo molecole complesse e generando prodotti metabolici utili come antibiotici, enzimi ed antiossidanti. La loro efficacia consiste nello scatenare una serie di attività antiossidanti e rigeneranti, con risultati molto superiori alle tecnologie finora conosciute.

Le origini

Nel 1981 uno scienziato di agraria, il giapponese Teruo Higa, dopo quasi 20 anni di intense ricerche microbiologiche, basandosi sulle conoscenze sviluppate precedentemente da Rudolf SteinerEhrenfried PfeifferHans-Peter RuschHerwig Pommeresche, Tatsuji Kobayashi e tanti altri, fece per puro caso una scoperta singolare. Si accorse infatti che, contrariamente a quanto sostenuto dalla scienza ufficiale fino a quel momento, è possibile la convivenza di microrganismi aerobi (che vivono in presenza di ossigeno) ed anaerobi (che vivono in assenza di ossigeno) nella stessa soluzione nutritiva e che questa convivenza stimola la crescita e la proliferazione degli organismi presenti. Ne consegue uno stato di simbiosi tra le diverse culture di microrganismi, che a sua volta aumenta la vigorosità dei singoli ceppi e rende possibile una grande varietà e diversità di effetti.

A questo insieme di svariati microrganismi il prof. Higa diede il nome di “Microrganismi Efficaci”, conosciuti anche come “Microrganismi Effettivi” – EM -, poiché il miscuglio si rivelò estremamente utile ed efficace nelle più svariate applicazioni. Il miscuglio è costituito da microrganismi del tutto innocui per qualsiasi organismo e per l’ambiente. Si tratta infatti di microrganismi che, tra l’altro, vengono impiegati anche nella produzione alimentare e che, come è stato possibile dimostrare, sono presenti in tutto il mondo, ognuno nel suo ambiente naturale.
Ovviamente sono anche assolutamente privi di qualsiasi alterazione o manipolazione a livello genetico.

EM non é un fertilizzante comune, non é un anticrittogamico e non contiene nessuna sostanza di sintesi, ma é costituito esclusivamente da microrganismi presenti in natura e riprodotti su un substrato di melassa di canna da zucchero.

Come agiscono gli EM?

I benefici dei Microrganismi Efficaci EM si dimostrano in prima linea in agricoltura, grazie ai quali è possibile migliorare la qualità e lo stato di salute del suolo, ottenendo non solo un aumento della qualità dei prodotti agricoli, ma risolvendo anche non pochi problemi a livello ecologico.

La possibilità di “vaccinare” l’ambiente con dei microrganismi capaci di creare un ambiente microbiologico più favorevole si estende anche su tutte le altre superfici, su tutti i materiali e sistemi biologici, dagli ambienti domestici ai materiali edili, fino alle acque potabili e non.

EM ha un effetto rigenerante, ovunque lo si voglia impiegare per rinvigorire e prevenire degenerazioni e patologie.

Non intendo affatto sostenere che i Microrganismi Efficaci siano da considerare la panacea per tutti i problemi della terra. Tuttavia, con l‘avvento della tecnologia EM, inizia un nuovo e importante movimento nella storia del nostro pianeta.” dice Teruo Higa che a sua volta ha rifiutato a brevettare questa scoperta per non renderla monopolizzabile da nessun raggruppamento fanatico avido o sopprimibile da nessuna azienda multinazionale.

Articolo originale su embio.it

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